E cosi vorresti fare lo scrittore
Charles Bukowski
Se non ti esplode dentro
a dispetto di tutto,
non farlo.
a meno che non ti venga dritto dal
cuore e dalla mente e dalla bocca
e dalle viscere,
non farlo.
se devi startene seduto per ore
a fissare lo schermo del computer
o curvo sulla
macchina da scrivere
alla ricerca delle parole,
non farlo.
se lo fai per soldi o per
fama,
non farlo.
se lo fai perchè vuoi
delle donne nel letto,
non farlo.
se devi startene lì a
scrivere e riscrivere,
non farlo.
se è già una fatica il solo pensiero di farlo,
non farlo.
se stai cercando di scrivere come qualcun altro,
lascia perdere.
se devi aspettare che ti esca come un
ruggito,
allora aspetta pazientemente.
se non ti esce mai come un ruggito,
fai qualcos'altro.
se prima devi leggerlo a tua moglie
o alla tua ragazza o al tuo ragazzo
o ai tuoi genitori o comunque a qualcuno,
non sei pronto.
non essere come tanti scrittori,
non essere come tutte quelle migliaia di
persone che si definiscono scrittori,
non essere monotono e noioso e
pretenzioso, non farti consumare dall'auto-
compiacimento.
le biblioteche del mondo hanno
sbadigliato
fino ad addormentarsi
per tipi come te.
non aggiungerti a loro.
non farlo.
a meno che non ti esca
dall'anima come un razzo,
a meno che lo star fermo
non ti porti alla follia o
al suicidio o all'omicidio,
non farlo.
a meno che il sole dentro di te stia
bruciandoti le viscere,
non farlo.
quando sarà veramente il momento,
e se sei predestinato,
si farà da sè
e continuerà
finchè tu morirai o morirà in te.
non c'è altro modo.
e non c'è mai stato.
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lunedì 21 luglio 2008
venerdì 25 aprile 2008
IL SOGNO NEL CASSETTO
Ore 19,45
Allora vediamo, la ragazza deve essere carina, giovane, dall’aria innocente. Che nome gli potrei dare? Vediamo un po’, forse Valentina. Si, Valentina era quella morettina che veniva a scuola a Ravenna. La vedevo tutte le mattine in corriera. Non ho mai provato neanche a parlargli. Eh, stavo già con …
“Allora vieni a mangiare, ti ho già chiamato tre volte. E poi dici che i tuoi figli non stanno a tavola quando è ora. Tu che esempio dai?”
Appunto, stavo dicendo che stavo già con mia moglie e guai se mi vedeva parlare con qualche ragazza. A quei tempi era gelosissima. Era anche molto, come dire, appiccicosa. Mi stava sempre attaccata e voleva che la baciassi davanti ai miei amici, per fare vedere a tutti che stavamo insieme. Così quando non c’era, era una presa per il culo unica.
Adesso invece la vado a cercare io, così quello appiccicoso sono diventato io. Ha sempre qualcosa da fare: devo cucinare, non sto bene, no ora non è il momento.
E quando me lo dicevano, non ci credevo. Coglione !
Ore 20,30
Allora dove ero rimasto? Ah, si, Valentina.
Valentina si trovava sul molo, il vento gli asciugava le lacrime che le rigavano il viso.
Ma che cosa rigavano? Neanche fosse stata una coltellata.
Valentina seduta sul molo con gli occhi chiusi, lasciava che il vento le portasse via, quelle lacrime amare che le solcavano il viso.
Uhm, meglio. Magari ci ritorno sopra più tardi.
Nella trasparenza delle sue palpebre vedeva i passanti attorno a se, sconosciute ombre del suo destino …
“Papà, papà. Mi stampi Scooby-Doo?”
“Si, Luca. Arrivo, un attimo.”
Ombre sconosciute nel suo destino …
“Papà, papà anch’io. Mi stampi Finley?”
“…Chi? Si, si arrivo Matteo, un attimo.”
Nel suo destino sconosciuto le ombre passanti …
“Ma che ca… sto scrivendo?”
“Che cosa hai detto papà? Cacca?”
“No … ho detto … che ca … catastrofe.”
“Che cosa?”
“Niente, niente. Una catastrofe naturale, un grosso temporale che è venuto in un paese lontano da qui. Che cos’è che dovete stampare?”
Ore 22,30
Ok finalmente solo. Ripartiamo.
Valentina seduta sul molo con gli occhi chiusi, lasciava che il vento le portasse via, quelle lacrime amare che le solcavano il viso. Nella trasparenza delle sue palpebre vedeva i passanti attorno a se, sconosciute ombre del suo destino, ignari testimoni del suo dolore.
Strinse gli occhi, sperando che il tempo corresse impazzito verso il giorno in cui tutto sarebbe finito. Il pensiero che non avrebbe più lasciato quel molo, cominciò a farsi reale nella sua mente.
Fece per alzarsi …
“Io vado a letto. Vieni?”
“Eh?”
“Io mi vado a letto.Vieni?”
“Si, si. Arrivo subito.”
“Vieni però, non fare come tutte le volte che ti aspetto e arrivi dopo due ore. Poi ti lamenti che ti sfuggo e che non stiamo mai insieme.”
“Ok tranquilla. Arrivo subito.”
Valentina seduta sul molo con gli occhi chiusi, lasciava che il vento le portasse via, quelle lacrime amare che le solcavano il viso. Nella trasparenza delle sue palpebre vedeva i passanti attorno a se, sconosciute ombre del suo destino, ignari testimoni del suo dolore.
Strinse gli occhi, sperando che il tempo corresse impazzito verso il giorno in cui tutto sarebbe finito. Il pensiero che non avrebbe più lasciato quel molo, cominciò a farsi reale nella sua mente.
Si alzò e si buttò nel canale, sicura che sposarsi sarebbe stato sicuramente peggio.
“E buona notte.”
Allora vediamo, la ragazza deve essere carina, giovane, dall’aria innocente. Che nome gli potrei dare? Vediamo un po’, forse Valentina. Si, Valentina era quella morettina che veniva a scuola a Ravenna. La vedevo tutte le mattine in corriera. Non ho mai provato neanche a parlargli. Eh, stavo già con …
“Allora vieni a mangiare, ti ho già chiamato tre volte. E poi dici che i tuoi figli non stanno a tavola quando è ora. Tu che esempio dai?”
Appunto, stavo dicendo che stavo già con mia moglie e guai se mi vedeva parlare con qualche ragazza. A quei tempi era gelosissima. Era anche molto, come dire, appiccicosa. Mi stava sempre attaccata e voleva che la baciassi davanti ai miei amici, per fare vedere a tutti che stavamo insieme. Così quando non c’era, era una presa per il culo unica.
Adesso invece la vado a cercare io, così quello appiccicoso sono diventato io. Ha sempre qualcosa da fare: devo cucinare, non sto bene, no ora non è il momento.
E quando me lo dicevano, non ci credevo. Coglione !
Ore 20,30
Allora dove ero rimasto? Ah, si, Valentina.
Valentina si trovava sul molo, il vento gli asciugava le lacrime che le rigavano il viso.
Ma che cosa rigavano? Neanche fosse stata una coltellata.
Valentina seduta sul molo con gli occhi chiusi, lasciava che il vento le portasse via, quelle lacrime amare che le solcavano il viso.
Uhm, meglio. Magari ci ritorno sopra più tardi.
Nella trasparenza delle sue palpebre vedeva i passanti attorno a se, sconosciute ombre del suo destino …
“Papà, papà. Mi stampi Scooby-Doo?”
“Si, Luca. Arrivo, un attimo.”
Ombre sconosciute nel suo destino …
“Papà, papà anch’io. Mi stampi Finley?”
“…Chi? Si, si arrivo Matteo, un attimo.”
Nel suo destino sconosciuto le ombre passanti …
“Ma che ca… sto scrivendo?”
“Che cosa hai detto papà? Cacca?”
“No … ho detto … che ca … catastrofe.”
“Che cosa?”
“Niente, niente. Una catastrofe naturale, un grosso temporale che è venuto in un paese lontano da qui. Che cos’è che dovete stampare?”
Ore 22,30
Ok finalmente solo. Ripartiamo.
Valentina seduta sul molo con gli occhi chiusi, lasciava che il vento le portasse via, quelle lacrime amare che le solcavano il viso. Nella trasparenza delle sue palpebre vedeva i passanti attorno a se, sconosciute ombre del suo destino, ignari testimoni del suo dolore.
Strinse gli occhi, sperando che il tempo corresse impazzito verso il giorno in cui tutto sarebbe finito. Il pensiero che non avrebbe più lasciato quel molo, cominciò a farsi reale nella sua mente.
Fece per alzarsi …
“Io vado a letto. Vieni?”
“Eh?”
“Io mi vado a letto.Vieni?”
“Si, si. Arrivo subito.”
“Vieni però, non fare come tutte le volte che ti aspetto e arrivi dopo due ore. Poi ti lamenti che ti sfuggo e che non stiamo mai insieme.”
“Ok tranquilla. Arrivo subito.”
Valentina seduta sul molo con gli occhi chiusi, lasciava che il vento le portasse via, quelle lacrime amare che le solcavano il viso. Nella trasparenza delle sue palpebre vedeva i passanti attorno a se, sconosciute ombre del suo destino, ignari testimoni del suo dolore.
Strinse gli occhi, sperando che il tempo corresse impazzito verso il giorno in cui tutto sarebbe finito. Il pensiero che non avrebbe più lasciato quel molo, cominciò a farsi reale nella sua mente.
Si alzò e si buttò nel canale, sicura che sposarsi sarebbe stato sicuramente peggio.
“E buona notte.”
martedì 9 ottobre 2007
scrivere ... inseguendo un sogno
"Questo filo d'inchiostro, come l'ho lasciato correre per pagine e pagine, zeppo di cancellature, di rimandi, di sgorbi nervosi, di macchie, di lacune, che a momenti si sgrana in grossi acini chiari, a momenti si infittisce in segni minuscoli come semi puntiformi, ora si ritorce su se stesso, ora si biforca, ora collega grumi di frasi con contorni di foglie o di nuvole, e poi s'intoppa, e poi ripiglia a attorcigliarsi, e corre e corre e si dipana e avvolge un ultimo grappolo insensato di parole idee sogni ed è finito"
Con questo pensiero voglio iniziare questo blog. Preso da un testo di Calvino, rappresenta per me, quello che vuol dire scrivere e vedere realizzato qualcosa che viene dal più profondo IO. Dare libero sfogo alla fantasia, lasciando che la penna corra sul foglio, descrivendo quello che si sente dentro. A volte si scrivono cose senza senso e a volte nascono idee meravigliose, l'importante è scrivere.
Grazie a tutti quelli che leggeranno questo blog.
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